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Così eravamo. Giornalisti, orchestrali, ragazze allegre e altri persi per strada

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L’andare a piedi, da casa a scuola, di un bambinoalle medie, dove un tuo compagno, quelloche portava la giacca color senape e di cui ricordia stento il sorriso, muore all’improvviso enon vedrà nulla di tutto quanto è venuto dopo:la televisione, la città che cambia, la musica chefarà venire voglia a tutti di ballare. L’andare, inun giornale di provincia, di un giovane montanaroin cerca di lavoro, con una fame nera e uncinico capocronaca che ti scoraggia. L’andarenotturno, alla stazione, di un redattore e di unpittore in cerca di una generosa prostituta daassoldare per sfidarsi in una gara di resistenza,che però è un cattivo scherzo che ti porti impressonella mente. L’andare, in tutte le balere,di un orchestrale a suonare fino all’alba, conun giornalista che ti tempesta di domande evuole episodi piccanti da te che, ora, fai altro.L’andare in gita, alla domenica, di te giovanesottotenente in pausa dalle manovre di duecapitani che simulano un rifugio antiatomico,senza accorgerti di un grande disastro che potevacambiare un destino, anzi due.Francesco Guccini scrive con impietosa ironiacinque racconti che sono la Spoon River inprosa di una intera giovinezza, un romanzo diformazione scandito per quadri, come nel brevespazio di una canzone. Sono piccole storiesullo sfondo della grande Storia, importantiproprio perché non illustri: ciascuna di esseillumina un volto, un’atmosfera, un oggetto– come il portacenere rosso, gadget di unafamosa bibita pop, che il giovane sottotenenteGuccini riceve in dono da una ragazza veneta –che grazie alla scrittura diventano prodigiosemadeleines per raccontare ciò che non è più.E ci riportano intatte le emozioni di una vitavissuta fra la guerra e il dopoguerra, fra l’Appenninoe Modena, a cui oggi guardare conmalinconia ma anche con la struggente consaIncopertina: elaborazione digitale da pevolezza di aver vissuto stagioni felici.

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